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VITTORIO MOIETTA: UN VESCOVO, UN POPOLO, UNA STORIA

  Image  Il presente articolo si occupa di Mons. Vittorio Moietta un Vescovo preposto, dal 1961 al 1963, alla guida della Chiesa di Nicastro, e la cui memoria, nonostante la immatura scomparsa, è ancora viva fra i fedeli ella diocesi calabrese.

    Scrivere di Mons. Moietta è un compito non facile soprattutto per me che in quel tempo ero più che un bambino.Lo vidi per la prima volta in occasione di una S. Messa che celebrò nella Chiesa della Madonna del Soccorso a Serrastretta nel 1962.

    Ricordo ancora la letizia del suo sguardo di padre, che si ferma per le vie del piccolo paese per accarezzare ogni bambino che incontrava. Il suo sorriso semplice lo porto tuttora stampato nella mente come una vecchia istantanea d’altri tempi. Tale ricordo della mia infanzia e i racconti dei confratelli sacerdoti più grandi mi hanno spinto ad approfondire la conoscenza della vita e della spiritualità di questo pastore.

    Il Vescovo Moietta è rimasto, infatti, nel cuore di tutti i fedeli non solo per la chiarezza e la luminosità del suo volto, per la bellezza e la dolcezza della sua anima sacerdotale, ma anche per il forte impegno sociale che lo vide a fianco dei lavoratori, per l’incentivo culturale che grazie alle sue iniziative seppe portare in diocesi, per l’amore sconfinato verso i giovani.

    Tutto questo, anche sotto anche sotto il peso della stanchezza e della malattia, lasciava trasparire perennemente il suo volto la presenza della grazia di Dio.

    Vittorio Moietta nasce Brusasco, un paesino piemontese della diocesi di Casale Monferrato, il 7 aprile 1913 da Francesco e Mery Moietta. Ultimo di 4 figli, trascorre il tempo della sua infanzia a Bricco, altro piccolo borgo lungo le rive del Po. La madre resta vedova a 38 anni e si deve far carico del sostentamento e della educazione dei figli il maggiore dei quali ha quasi 13 anni, l’ultimo, Vittorio, non ne ha ancora compiuti tre. Donna robusta e forte soprattutto nello spirito, non ha paura delle difficoltà, perché può contare su un tesoro grandissimo: la fede.Attraverso la sua testimonianza cristiana, questa minuta madre piemontese educa i figli al sacrificio ed in ciò si può forse ritrovare la sorgente di quello spirito missionario che animerà Vittorio nella sua missione sacerdotale.

    Dopo la morte del padre, egli è costretto a crescere più in fretta. I suoi primi anni saranno segnati da una educazione fortemente religiosa: l’influenza delle suore del Cottolengo dell’asilo di Brusasco, il catechismo, la prima comunione, la cresima, l’impegno di chierichetto: tutti momenti determinanti per la sua scelta futura. Il 1° ottobre 1925, entra nel seminare di Casal Monferrato, e il 27 giugno 1937 il Vescovo di Casale Monferrato, Mons. Albino Pella lo ordina sacerdote nella cattedrale S. Evasio. Nei primissimi anni di sacerdozio, fa il vice parroco a Cagliano, a Castelletto Merli e a Frassinello, piccoli paesini del Monferrato.

    Nel 1941 Mons. Giuseppe Angrisani lo nomina parroco di Rolasco. Nel 1945 è chiamato nel seminario maggiore di Casale per fare il direttore spirituale, dove rimane per sedici anni. Il 25 gennaio 1961 è eletto Vescovo di Nicastro e il 19 marzo è consacrato da Mons. Agrisani nella cattedrale di Casale. Il suo ingresso nella diocesi nicastrese avviene in 25 aprile dello stesso anno. Il cardinale di Torino, Severino Poletto, suo “figlio spirituale” ne traccia questo profilo: “l’uomo Vittorio Moietta aveva una sua spiccata personalità, che si esprimeva talvolta in qualche tagliente severità, ma che era capace di grande accoglienza e affetto, che in lui si manifestava sempre come una “trasparenza” di Dio. L’impressione che io ho ricavato dalle sue principali caratteristiche umane mi offre questo quadro sintetico: possedeva una non comune sensibilità nel cogliere con preciso intuito i problemi delle persone.

    Dal modo con cui riguardava, incontrandoti, capivi che ti aveva letto nel cuore. Diventava perciò facile aprirsi con lui anche sulle vicende più profonde del proprio mondo interiore. Riusciva con immediata spontaneità a rapportarsi con le persone. Era sempre accogliente anche quanto urgeva in lui la fretta per qualche altro impegno. Era evidente il suo autocontrollo per mettere l’interlocutore a proprio agio, esprimendogli cordiale accoglienza e paziente ascolto. Sapeva esprimere una generosità innata, che si traduceva abitualmente in prontezza di decisione e concreto intervento per ogni situazione per cui fosse richiesto l’impegno della sua persona. Non si accontentava mai di qualche semplice suggerimento.

    Con determinazione desiderava il bene di ogni persona che incontrava per cui non solo si immedesimava dei problemi delle persone, ma esprimeva un pressante desiderio di poter essere utile”.

                                                                A cura di don Luigi Juliano

    P.S

Chi volesse approfondire la conoscenza della vita e del pensiero teologico di questo “grande Vescovo”, può farlo attraverso il libro “VITTORIO MOIETTA UOMO DI DIO” di Luigi Iuliano edito da Banca del Gratuito.

 
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